Odissea: Introduzione

Personaggi dell'Odissea

 

Ulisse o Odisseo: Re di Itaca, autore dell'inganno col quale i Greci

distruggeranno Troia. Ulisse è un uomo dall’ingegno multiforme.

L’orgoglio e la superbia verso gli dei sono però i suoi punti deboli

poiché davanti al conoscere non si tira mai indietro. Ulisse visita

nuove terre, nuove popolazioni ma soffre per la perdita dei compagni

che voleva riportare a casa sani e salvi. Ama i suoi compagni e fra

loro c’è un legame stretto. Ulisse è molto più umano di Achille. Ulisse,

oltre ai compagni, non dimentica mai l’amore che lo aspetta a Itaca:

Penelope. Non solo è un uomo coraggioso e di gran valore, ma è

anche dotato di una grandissima intelligenza e furbizia.

Calipso: maga che vive sull'isola di Ogigia; trattiene Ulisse per otto

anni sull’isola con lei. E' innamorata perdutamente dell'eroe greco e

non vuol farlo partire: solo l’intervento di Ermete, messaggero degli

dei, la convincera'. Prima di farlo partire però cerca di convincerlo

inutilmente offrendogli l’immortalità. Ulisse è troppo legato all’amore

di Penelope per accettare

Nausicaa: è una ragazza giovane figlia del re Alcinoo re dei Feaci

che vivono in un'isola vicino all’isola di Ulisse. Nausicaa pensa

sempre all’amore ed è disposta ad aiutare Ulisse. L’incontro che

avviene al fiume fra Nausicaa e Ulisse è voluto da Atena ch,e

comparendo in sogno a Nausicaa, le consiglia di andare a pulire al

fiume il corredo per il matrimonio. Anche questo fa pensare a

Nausicaa al matrimonio e alla fine Ulisse è reso più bello dall’effetto

di Atena.

Polifemo: è un gigante con un occhio solo in mezzo alla fronte.

Polifemo è figlio di Poseidone, dio del mare. Ulisse acceca Polifemo

e, da quel momento, Poseidone intralcerà con tempeste e bufere il

viaggio del povero Ulisse e dei compagni.

Maga Circe: è una maga che vive sull’isola di Eèa. La maga, con il

suo fascino, riesce a sedurre tutti i compagni di Ulisse. Ulisse non li

vuole abbandonare cosi li va a cercare e, aiutato da Ermes, che gli

da' le erbe anti-veleno, riesce a liberare i compagni dalla loro

trasformazione in porci (ma umani come sentimenti e pensieri).

Sirene: le sirene con il loro canto attraevano i marinai, li

convincevano a buttarsi in mare e li facevano morire annegati.

Ulisse, per la curiosità di sentire il canto delle sirene, si fa legare

all’albero maestro e chiude le orecchie dei compagni con la cera.

Le sirene, per attirare Ulisse, gli parlano delle scoperte che avrebbe

fatto con loro. Il punto debole di Ulisse quindi è la curiosità e la

scoperta.

Argo: è il cane da caccia di Ulisse. Il vecchio cane aspetta da 20

anni circa il padrone davanti alla reggia. Quando Ulisse torna in

incognita ad Itaca l’animale avverte la presenza del padrone ma,

stroncato dall’emozione e dalla vecchiaia, muore.

Telemaco: è il figlio di Ulisse. Telemaco nei libri iniziali cerca il

padre e, aiutato da Atena, riesce ad avere spesso notizie sia sulla

guerra che, talvolta, notizie sull’arrivo del padre.

Penelope: è la moglie di Ulisse. Dopo la partenza di Ulisse a casa

sua si sono stabiliti i Proci che vogliono sposarla, ma ella promette

di scegliere un marito solo dopo aver terminato la tela che sta

tessendo. Con un inganno, quello di fare la tela di giorno e disfarla

di notte, riesce a tenere lontano i Proci che però, dopo aver

scoperto l’inganno, decidono un giorno in cui Penelope sceglierà il

suo nuovo marito.

Il Poema 1

Il secondo poema omerico, generalmente datato all VIII secolo a.C.,

presuppone il primo,L’Iliade del quale riprende molti personaggi e alle

vicende del quale fa costante riferimento (aggiungendone anche di ignote

alla narrazione dell’Iliade stessa). L’Odissea contiene spezzoni di Iliade e

ne è l’epilogo. diceva l’Anonimo del Sublime. Elena, la causa della guerra,

vi compare a raccontare l’episodio nel quale Ulisse si introduce spia in

Troia. Soprattutto, l’aedo cieco dei Feaci, Demodoco, canta la lite fra Achille

e Ulisse, e poi, invitato da quest’ultimo, la presa di Troia. Piange, l’eroe,

tutte e due le volte, coprendosi il capo con Il mantello: piange, dice Omero

della seconda, «come piange una donna, gettatasi sul caro marito / che

cadde davanti alla propria città e alle schiere / per stornare dalla patria e dai

figli il giorno spietato: / ella, che l’ha visto morire e dibattersi, riversa / su di

lui, singhiozza stridulamente, e i nemici di dietro, / battendole con le aste la

schiena e le spalle, / la portano schiava, ad avere fatica e miseria». Piange,

Ulisse, come una donna di Troia, una di quelle che egli stesso ha fatto

schiave!

L’Odissea è però completamente diversa dall’Iliade per tema e struttura. E il

poema del dopoguerra, del ritorno del reduce a casa: e delle narrazioni dei

nostoi, i ritorni dei vincitori greci di Troia, doveva originariamente far parte:

frequenti sono in essa il contrasto con quello tragico di Agamennone e il

parallelismo con quello di Menelao, mentre proprio all’inizio del poema

l'aedo di Itaca, Femio, comincia a cantare il «ritorno luttuoso» degli achei.

Divisa come l’Iliade in ventiquattro libri dai grammatici alessandrini,

l’Odissea ha una struttura, come già sosteneva Aristotele, nella Poetica,

«complessa», e «intreccio doppio»: non narra infatti il ritorno di Ulisse in

patria, nella sua Itaca, in sequenza cronologica, ma si serve (per la prima

volta nella narrativa occidentale) di mirabili anticipazioni e flashback, e

giunge alla fine (duplice, appunto: punizione dei cattivi e trionfo dei buoni)

dividendosi in tre grandi sezioni:

Nella prima (libri I-IV) il protagonista è fisicamente assente dalla

scena (ma la sua assenza costituisce tema ossessivo), mentre viene

presentata la situazione di Itaca, nella quale i principi locali e delle isole

vicine, i Proci o pretendenti, vivono nel palazzo reale consumandone le

ricchezze e facendo la corte a Penelope, la moglie che Odisseo ha lasciato

venti anni prima per recarsi a Troia. Telemaco, l’unico figlio di Odisseo e

Penelope, è ormai un giovane uomo e su impulso di Atena parte per Pilo e

Il Poema 2

Sparta a cercare notizie del padre presso i suoi antichi compagni d’arme,

Nestore e Menelao.

Con la seconda sezione, (libri V-XII) Odisseo prende il suo posto di

protagonista, dapprima ospite-prigioniero della dea Calipso sulla sperduta

isola di Ogigia, poi in navigazione su una zattera verso Scheria, l’isola dei

Feaci, infine nel palazzo del re di questi ultimi, Alcinoo, dove narra le

proprie avventure (Libri VIII - XII), risalendo indietro nel tempo e costruendo

egli stesso l’«Odissea».

Tutte le tappe di questa (Ciconi, Ciclopi, Eolo, Lestrigoni. Lotofagi, Circe,

Ade, Sirene, Scilla e Cariddi, isola del Sole, Calipso: i mythoi o «apologhi di

Alcinoo») sono fantastiche e ambientate

in luoghi al di fuori del mondo reale (benché sin dall’antichità si sia

caparbiamente tentato di ritrovarne l’ubicazione attorno al Mediterraneo, o

in Scandinavia, e persino sull’intero pianeta). Tutte, dopo l’episodio di

Polifemo, sono dominate dall’ira del dio del mare, Poseidone, del quale

Odisseo ha accecato il figlio Ciclope. E’ l’ira di Poseidone a determinare il

lungo errare di Odisseo, ma l’eroe non rifiuta mai, e anzi desidera, la

conoscenza di luoghi, esseri e costumi strani, mostruosi e pericolosi (come

le Sirene, di cui vuole a tutti i costi ascoltare il canto mortale).

La narrazione di Odisseo esercita inesauribile fascino già sui primi

ascoltatori, i Feaci stessi, che, in silenzio, sono disposti a seguire il racconto

per tutta la notte; e poi attraverso i secoli sino ai nostri giorni, mentre sin

dall’antichità ne emerge il carattere immediatamente esemplare, che darà

luogo ben presto alle interpretazioni allegoriche e morali. Che l’incontro con

i Mangiatori di loto rappresenti la tentazione suprema dell'oblio è

osservazione tanto ovvia a una prima lettura quanto tuttora pertinente. Il

confronto con Polifemo può essere letto come lo scontro con l’altro da sé,

l’inumano il mostro (l’orco delle fiabe), il selvaggio, il primitivo, il cannibale.

Le Sirene rappresenteranno la seduzione del canto, della morte, della

conoscenza, della bellezza carnale (e Odisseo legato all’albero della nave

quando questa passa davanti alle Sirene verrà interpretato in ambito

cristiano addirittura come prefigurazione di Cristo inchiodato alla croce). Il

lungo soggiorno presso Calipso, il rifiuto dell’immortalità, la «nostalgia»

(letteralmente, «tristezza del ritorno») potranno essere presi per incrollabile

fedeltà al proprio essere uomo, per rigetto della divinità, ma anche come

anelito di Odisseo non verso la terra natale, ma verso la Patria, celeste

(sarà il filosofo neoplatonico Plotino a consacrare questa interpretazione).

Il Poema 3

La visita all’Ade, la nekyia o evocazione dei morti: l’incontro con la madre,

con Achille, Agamennone, Aiace, gli eroi e le eroine del mito è collocata

significativamente al centro di questa trama: perché costituisce l’esperienza

suprema dì ciò che non è più, del mondo della morte dal quale l’eroe è

toccato sin nel profondo delle sue radici esistenziali (la madre), della propria

giovinezza (i compagni di Troia), del passato tutto della sua gente: nel

quale egli deve sprofondare per poterne emergere vivo e cosciente. .

Tuttavia, la terza e ultima sezione dell’Odissea (libri XIII - XXIV) è dedicata

al ritorno_a_Itaca su una nave dei Feaci e alla riconquista da parte dell’eroe

della sua reggia e della moglie insidiata dai pretendenti. Odisseo,

trasformato in vecchio mendicante da Atena, riparte ancora una volta da

zero (già arrivando a Scheria compariva nudo e incrostato di sale, come un

vero Nessuno, il nome col quale si era presentato a Polifemo). È questa

la_parte del poema nella quale si succedono in crescendo l’una dopo l’altra

le scene di riconoscimento e misconoscimento - con Telemaco, con il

cane_Argo, con la nutrice Euriclea. con Penelope, con Eumeo e Filezio,

con il padre Laerte - che già avevano segnato le prime due parti. A poco a

poco, attraversando scene comiche (la lotta con l’altro mendicante, Iro),

patetiche (la morte del cane Argo) e apocalittiche (il riso cieco dei Proci),

Odisseo prepara la tremenda vendetta sui pretendenti, che stermina tutti

senza pietà dopo aver vinto la gara con l’arco proposta da Penelope per

decidere chi avrebbe dovuto sposarla. Dopo la lunga notte che marito e

moglie finalmente passano insieme, il poema termina con il

ricongiungimento di Odisseo col padre e con la pace che Atena stabilisce

tra Odisseo e i suoi da un lato e i parenti dei Proci dall’altro.