Il genio ellenico

Il genio ellenico e le sue creazioni spirituali

L'idealizzazione classicistica e la reazione al suo errore storico

Secondo una tesi classicistica, nell'unità indissolubile e nel rapporto armonico dello spirito con la natura, la filosofia e tutta la cultura greca si differenzierebbero:

  1. dalla cultura orientale, in cui allo spirito manca il senso di libertà di fronte alla natura.
  2. dalla cultura cristiana, alla cui base vi è il dualiusmo incoinciliabile di natura e spirito, senso e ragione.
  3. dalla cultura musulmana, cui manca il senso della misura, della forma, dell'elevazione ideale della natura.
  4. dalla cultura moderna, in cui la riconquista dell'unità è travagliato superamento di un dualismo, già consapevole e sviluppato fino alla sua estrema accettazione.

Di fronte a questa concezione di armonia ed euritmia dello spirito greco, già con Nietzsche si afferma una diversa visione, pur intendendo esaltare ill mondo greco come il più bel esempio di vita. All'ellenismo di Goethe, cioé del classicismo, Nietzsche contrappone un ellenismo che è essenzialmente contrasto, lotta, inumanità. e perciò, secondo lui, genialità.

La storia dello spirito greco è per lui antitesi fra:

  • il momento apollineo (principio di misura), creatore, per istinto di bellezza, delle serene figure olimpiche e
  • il momento dionisiaco (pessimismo ed ebrezza, dolore dell'individuazione e speranza di rinascita dell'unità in Dioniso risorto). Questa antite sarà superata prodigiosamente nella tragedia attica

Il genio tragico, per Nietzsche, era possibile solo in quanto le sue radici si alimentavano di un humus di crudeltà e di barbarie. Occorreva la schiavitù, il disprezzo del lavoro, l'oppressione ferrea delle masse; occorreva l'istintoi di lotta, che ispirava le paurose leggende teogoniche; occorreva l'invidia, come caratteristica essenziale dell'anima greca, a destare la gara e l'attività da cui la cultura e il genio greco si svilupparono. Dopo di lui, Rohde ( i Greci e l'irrazionale) e Van Der Leeuw preferirono "il lato oscuro (nachtseite) dello spirito greco.

Il carattere del popolo greco: ombre e luci, antitesi e conflitti

Se c'è un popolo che rilutti ad essere compreso nelle linee di una visione uniforme e ricondotto ad un tipo unico, questo è il popolo greco. La multiforme varietà, in cui questo concorso di elementi si è venuto ad atteggiare nei diversi luoghi e momenti storici, ha generato, nel particolarismo, al quale il suolo greco era singolarmente predisposto, un tale differenziamento delle città greche, che non appare strano riscontrare talora entro una stessa stirpe e regione una radicale antitesi

 

di istituzioni, di forme di vita e di educazione, di sviluppi economico - sociali e di orientamenti spirituali fra città non lontane. Come esempio, si può portare il divario tra due città del Peloponneso dorico:

  • Corinto: tesa ai traffici e ai piaceri, cosmopolita ed aperta ad ogni contatto ed innovazione e
  • Sparta: cristallizzata nelle forme arcaiche di una ferrea organizzazione militare, chiusa ad ogni infiltrazione ed avversa ad ogni sviluppo economico e culturale.

Lo spirito dorico è rimasto ovunque come orientamento e direttiva del partito oligarchico. A distinguere le classi sociali concorrono, dunque:

  1. condizioni sociali                                                   3. condizioni dell'ambiente naturale
  2. condizioni politiche                                                4. condizioni etniche

Secondo la teoria classicista, la funzione e la potenza del genio ellenico si sarebbero esplicate nel fondere ad unità armonica e nel comporre ad equilibrio la 
molteplicità e l'originaria discordanza degli elementi.

Il miracolo greco sarebbe questa conversione del molteplice ad unità, della dissonanza ad armonia, del disequilibrio a proporzione. Al contrario, da questo differenziamento, per gli attriti incessanti e spesso violenti che esso determina, sprizza la scintilla e si accende il fuoco spirituale.
Eraclito, che concepiva "l'essere sempre in lotta e sempre in armonia" (Platone, Sofista, 242 e) e "la lotta genitrice di tutte le cose" (Eraclito, fr. 53) esprimeva una profonda esigenza dello spirito ellenico e della sua vitale fecondità.

Rousseau, nel Contrat social ( 1, III, c. IX), mettendo in rilievo la fondamentale importanza del libero moto nper l'intensità e fecondità della vita spirituale, avvicinava sotto questo aspetto le antiche città della Grecdia alle repubbliche italiane del Medioevo e del Rinascimento (e specialmente a Firenze, l'Atene d'Italia), che fra le lotte e per le lotte si sviluppavano e fiorivano materialmente e spiritualmente.

Scrive Rousseau: "in altri tempi, la Grecia fioriva in mezzo alle più crudeli guerre; il sangue colava a fiotti, eppure tutto il paese era coperto di uomini. Sembrava, dice Machiavelli, che in mezzo agli omicidi, alle proscrizioni, alle guerre civili, la nostra repubblica diventasse più potente; la virtù dei suoi concittadini, i loro costumi, la loro indipendenza avevano più efficacia nel rinforzarla di quanto non ne avessero tutti i suoi dissensi a indebolirla. Un pò di agitazione dà impulso alle anime; e ciò che fa veramente prosperar la specie non è tanto la pace, quanto la libertà".

La riduzione del genio greco alla forma serena, equilibrata e perfetta dell'ideale classico, è pertanto un errore, non solo in quanto converte in tipo universale e costante ciò che nella realtà storica è stato solamente manifestazione parziale e temporaneo prodotto storico; ma anche in quanto si preclude la possibilità di intendere e spiegare storicamente la formazione delle più alte e piene espressioni di quel genio, spinto a creare le forme  ideali non soltanto come rispecchiamento di una luminosa e bella realtà già in atto, ma altresì come reazione ad imperfezioni, oscurità e brutture esistenti.

La civiltà omerico - olimpica, col suo ideale eroico e con la serena fiducia del mondo cavalleresco in sé e nella forza, non solo è semplice fase di uno sviluppo ben più ampio ed essenzialmente diverso; ma in quella medesima fase non è che il riflesso della vita e delle visioni di una classe: la classe dei nobili e dei potenti, al di sotto della quale vivono e soffrono, e nutrono sentimenti, visioni, credenze ed aspirazioni ben diverse, altre classi, la cui voce non ha modo di farsi sentire o è costretta a tacere, come Tersite sotto i colpi di bastone.

Solo più tardi, nella poesia esiodea ( Ἔργα καὶ ἡμηρα, 203, sgg), sentiamo il lamento dell'usignolo fra gli artigli dello sparviero: voce di classi sofferenti ed oppresse.

"

L'usignolo e lo sparviero ( Ἔργα καὶ ἡμηρα, 203, sgg)

Ora una favola ai re narrerò, a loro che pure sono assennati.

Ecco quello che lo sparviero disse all'usignolo dal collo screziato

su in alto, fra le nubi portandolo serrato nell'unghie;

quello pietosamente, dagli artigli adunchi trafitto,

piangeva; ma l'altro, violento, gli fece questo discorso:

"Sciagurato, perché ti lamenti? ora sei preda di chi è molto più forte;

andrai là dove io ti porterò, pur essendo tu bravo cantore;

farò pasto di te, se voglio, oppure ti lascerò.

Stolto è chi vuole opporsi ai più forti:

resta senza vittoria e alla vergogna aggiunge dolori".

Così disse il veloce sparviero, l'uccello che vola con le ali distese.

Così, l'ideale della "σωφροσύνη" e della misura, che vediamo svolgersi attraverso la riflessione morale dei poeti e dei sette saggi, appare più che un carattere congenito del genio greco, una conquista e formazione storica, per reazione contro "l'ὓβρις" già trionfante.

L'armonia e unità fra cittadino e stato, che già Tucidide faceva celebrare a Pericle nella sua orazione, con l'"ἱσονομία" e "l'ἱσηγορία" (uguale possibilità di parlare in pubblico), di cui si compiacevano anche Erodoto ( III,80) ed Euripide (Supplici, 406,sgg - 429,sgg - 438,sgg), nella sua realtà storica è quasi sempre la risultante ideale ed astratta di forze antagoniste, che, al pari delle forze cosmiche empedoclee, si avvicendano, nei luoghi e nei tempi, al predominio e alla produzione di opposti eccessi. 

Sparta e Atene possono rappresentare i poli opposti, fra i quali la realtà della Grecia oscilla; ma se la prima può costituire, con la sua immutata costituzione oligarchica, l'esempio tipico dell'annullamento dei diritti del singolo di fronte alle esigenze e necessità dell'organizzazione di casta,, l'altra, nel corso del suo sviluppo storico, presenta tipicamente la successione delle tre fasi in cui il Glotz riassume l'evoluzione della città greca:

  1. sottomissione del "γένος" dell'individuo alla collettività.
  2. liberazione dell'individuo dalla servitù patriarcale ad opera della città.
  3. sfrenamento dell'individualismo, che rovina la città, rendendo necessaria la costituzione di stati più ampi.

Euripide, Supplici, 406,sgg: "Teseo: Male hai iniziato  il tuo discorso, straniero, nell'immaginare qui un tiranno. Questa città non è retta da un singolo uomo, ma è libera. Il popolo governa anno per anno, senza attribuire importanza allaricchezza; il povero condivide in egual misura"

Non vi è alcuna istituzione intorno a cui non si siano scatenate le polemiche, di esaltatori e denigratori, rispecchianti gli interessi e le opinioni delle parti in lotta.

  1. La libertà, l'ἱσονομία, l'ἱσηγορία, la sovranità dell'ἐκκλεσία, celebrate da un lato nei loro benefici e nel loro valore ideale, sono accusate dall'altro di esser causa di ogni male esfrenamento di passioni irragionevoli.
  2. L'avvicendamento dei cittadini all'obbedienza e al comando (che è indubbiamente, come Aristotele, Politica VII, 1,6 lo definisce, il primo caratttere della libertà), concretandosi nella forma dell'estrazione a sorte, può con fondamento apparire agli antidemocratici negazione del principio della competenza. E il controllo dell'ἐκκλεσία  sui magistrati espone d'altra parte questi, con la gravità della responsabilità loro attribuita, agli assalti di demagoghi e sicofanti, coem schiavi all'arbitrio del padrone, secondo il passaggio di Senofonte, Memorabilia, II, 1,9.
  3. Quanto faticose e lente conquiste siano quegli aspettii luminosi della vita greca, in cui il classicismo vedeva riflessi naturali del genio ellenico,, può apparire sul terreno delle concezioni giuridiche, sul quale Atene è pervenuta, nel corso del V° secolo a garantire la libertà personale con un vero habeas corpus. Ma del vecchio concetto che il diritto penale riguardi la famiglia e i suoi interessi, prima che lo Stato e l'ordine pubblico, resta anche in Atene un elemento importante nel mancato deferimento alla magistratura dell'iniziativa processuale e della funzione di pubblico ministero, lasciandosi entrambe le funzioni alla parte lesa (persona e famiglia).
  4. La storia della Grecia antica è poi tutto un tessuto di guerre meschine e crudeli, in cui tutti i furori patriottici si scatenarono per miserabili conquiste. La luce ideale di un principio universalistico non brilla troppo in questi egoismi: come partiti e classi vogliono per sé quel che negano agli altri, così le città esigono per sé quel che sono pronte a togliere alle altre. Atene, la culla della libertà, spiega uno spirito imperialista che è verso le città confederate assoluto dispregio di ogni autonomia; non c'è violazione di nsovranità e diritti delle città confederate che faccia esitanti gli Ateniesi, siano essi diretti da Pericle o da Cleone. Quanto poi ai neutri, si leggano le brutali parole degli Ateniesi ai Melii.             Tucidide: Dialogo Tra Ateniesi E Melii

Senofonte, Memorabilia, II, 1,9

"se ogni uomo pensa che questi argomenti sono completamente vicini alla comprensione della mente umana e nulla in essi è al di là della nostra ragione, quell'uomo è irrazionale. Ma non è meno irrazionale cercare la guida verso l'aldilà  in argomenti permessi agli uomini dagli dei per decidere di essi stessi con lo studio: chiedere, per esempio se è meglio mettere un esperto cocchiere a condurre il mio carro o un uomo senza esperienza? E' meglio mettere un marinaio esperto a guidare la mia nave o un uomo senza esperienza?"